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Con Davide del Grosso (Martini)

Francesco Errico (Un dottore)

Eleonora Iregna (Livia)

Ilaria Lemmo (Musicista)

Musiche di Ilaria Lemmo, video di Giorgia Minoli, scene e costumi di Francesca Biffi e Paola Tognella, comunicazione Daniela Parisi, assistente alla regia Giorgia Colantuono, testo, luci e regia di Davide del Grosso, produzione Comteatro, coproduzione IT Advice.

Finalista con menzione Bando Testinscena 2018 – Vincitore Theatrical Mass 2018, Campo Teatrale.

Il grande male, con tutto il bene è un’opera che indaga la possibilità di trasformare il dolore in bellezza eleggendo uno dei dolori più ingombranti del nostro presente: il cancro.

L’arco drammaturgico, pur derivando dal vissuto personale dell’autore, se ne distacca per raccontare un giovane uomo che attraversa coscientemente gli ultimi mesi della sua vita, accompagnato dalla sua compagna e da un oncologo, che diventa, suo malgrado, testimone di un momento straordinario dell’esistenza. La relazione tra i personaggi principali permette di fare breccia nella malattia, sì che la situazione di partenza, apparentemente schiacciante, possa aprirsi a un panorama più vasto di riflessione sulla potenza dell’incontro e sul rapporto tra dolore e amore. Perché lottiamo, si chiede il protagonista, perché siamo educati alla lotta, alla prevaricazione, a una logica di successo che diventa successo su qualcuno? È possibile vivere in assenza di lotta oppure è necessario che un cancro ci regali il privilegio della sconfitta e ci tolga finalmente le armi di fronte all’altro? Questa tensione al disarmo tra me e te, in un momento in cui la vita ci pone a contatto con la riflessione e la rassegnazione, è il leitmotiv dell’opera che ripete che esistono potenze imprevedibili, ineluttabili, invincibili, a cui è possibile dire solo sì. La malattia, a volte, è una di esse. L’amore, anche. 

La drammaturgia originale usa un doppio registro lirico-narrativo, aprendo squarci surreali nel naturalismo della scena e permettendo così a più linguaggi di dialogare insieme. Nello specifico, alle voci degli attori, si unisce la composizione elettroacustica in tempo reale che nasce, in parte, dall’utilizzo della chitarra e, in parte, dall’elaborazione dal vivo di suoni concreti e dalla distorsione delle voci vive degli attori. All’interno del terzo atto, quando il corpo sottile del protagonista affronta i suoi ultimi istanti di vita e viene meno qualsiasi distinzione tra vita interiore e vita esteriore, entra in gioco l’utilizzo della videoarte che contribuisce a portare in scena delle vere e proprie visioni, tentando di fondere l’immaginario individuale ad un possibile immaginario collettivo, fatto di echi e riverberi. Dall’inizio alla fine dello spettacolo, assistiamo a una graduale dissoluzione della scena, che passa dal rapporto classico attore/spettatore, attraverso una modalità che richiama il teatro partecipativo, fino ad un carattere più dichiaratamente performativo.

Note di regia

Siamo fatti di legami. Con persone e oggetti fuori di noi, con persone e oggetti dentro di noi. Siamo fatti di legami, siamo tessitura. Questo è essenzialmente un lavoro sui legami e su quei momenti in cui la tessitura si lacera, lasciando posto a qualcosa che chiamiamo vuoto, chiamiamo assenza, chiamiamo strazio. E’ un tentativo di vedere quel vuoto come lo spazio per una relazione nuova, dilatata, estesa. Indissolubile, pare.

Siamo partiti dal nostro legame, ovvero da un legame da inventare, un legame zero. Sapevamo che se di noi non si fosse fatta comunità, non avremmo potuto incontrare qualcuno. Non avremmo potuto raccontare davvero. Quindi la prima cosa era questa: farsi comunità, farsi in quattro, noi quattro che aspettiamo gli altri in uno spazio. Li invitiamo, li accogliamo, li salutiamo e poi iniziamo. Il racconto è un grande oggetto collettivo posto al centro dello spazio, riguarda tutti e non è di nessuno. Le parole sono totem che gli attori posizionano per accendere immaginari e per evocare demoni. C’è la parola cancro che appare enorme, terrificante, invincibile, pare; e poi c’è quella comunità nella sala, che fa cerchio attorno al grande oggetto, terrificante oggetto attorno cui la comunità si stringe, si guarda, si ricorda, forse. Sarebbe bello se alla fine avessimo voglia di abbracciarci.

Davide del Grosso

Segni sulla scena

La scena è spoglia e non decorata, qualsiasi rappresentazione dell’ambiente medico è quasi interamente delegata alla mente dello spettatore. Gli oggetti presenti svolgono funzioni, le loro forme aiutano ad evocare un racconto che si completa solo nell’immaginario di chi lo ascolta, interlacciandosi con reminiscenze personali, nomi e facce sovrapposte a quelle della narrazione.

Allo stesso modo i medesimi oggetti producono suoni che, come le voci degli attori, collaborano alla creazione del racconto. Vengono eletti piccoli rumori del quotidiano, fruscii, rimbombi, sospiri apparentemente senza peso che, trattati elettronicamente, rimangono impressi come segni di una memoria indelebile. Come accade nei ricordi. Su questo tappeto sonoro la chitarra e il canto appaiono come un gesto vitale e urgente.

Vogliamo trovarci non di fronte, ma dentro un organismo vivente e che sta crescendo. La scena potrà anche iniziare nel quotidiano di una scrivania, ma da lì dovrà crescere in modo imprevisto, invadendo lo spazio in un moto che, da un centro microscopico, tenderà ad allargarsi fino ad includere ciò che gli sta intorno. Un modo di muoversi che strappiamo al cancro, per alimentare l’incontro.

Nel terzo atto qualsiasi distinzione tra vita interiore ed esteriore del protagonista viene meno e la scena si rifrange in una moltiplicazione di frammenti, dove la scansione cronologica non è più possibile, poiché memoria del passato e futuro si fondono in un momento definitivo e presente. Le proiezioni video tenteranno di fondere un immaginario individuale ad un possibile immaginario collettivo.

NOTA TECNICA

spazio scenico

dimensioni minime: 6 x 6 x 3 m

carico luci: 15 Kw

tempi

tempi di montaggio: 8 ore

tempi di smontaggio: 3 ore

durata spettacolo

90 minuti

SIAE

cod.opera:  786780872

Categories: Teatro Adulti

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