Comteatro è un gruppo di artisti che da oltre trent’anni crede nel teatro come strumento di miglioramento dell’essere umano, come veicolo per la conoscenza di sé e del proprio rapporto col mondo.

E’ un centro di ricerca teatrale in cui attori, registi, drammaturghi e formatori studiano, si confrontano, fanno domande rispetto a cosa sia l’attoralità e come possa essere indagata. E’ una compagnia di produzione che crea spettatoli e performance tanto a partire da drammaturgie note, quanto investendo su giovani autori. E’ un centro di formazione dell’attore che da decenni forma artisti proponendo loro un modo totale di occuparsi del proprio teatro e della propria urgenza espressiva. E’ un’associazione culturale impegnata da vent’anni a creare progetti in relazione al proprio territorio di appartenenza e a fungere come cellula culturale in grado di creare reti vive con le altre realtà esistenti.

Storia di Comteatro

 “Abbiamo cominciato a costruire un totem – chissà perché poi – un totem di cartone in mezzo a questa piazza – era la fine gli anni Settanta, era arrivato il Living in Italia e aveva fatto vedere che cos’era il Teatro di strada, il Teatro di denuncia, gli attori che si spogliavano in piazza, che si denudavano, era una cosa bellissima. Abbiamo costruito questo totem, non so perché, non riesco a spiegarmi razionalmente cosa fosse per noi questo totem, e a un certo punto ci siamo messi a costruirlo prima e poi con dei bastoni a distruggerlo. Per noi quello era il teatro, avevamo 17 anni e avevamo voglia, molto probabilmente di farci sentire – questo lo posso dire oggi – avevamo voglia di urlare la nostra voglia di essere nel mondo, e appunto, ancora una volta, probabilmente la nostra voglia di essere visibili a qualcuno. Non ci vedeva nessuno perché non arrivava nessuno. Noi mettevamo dei cartelli “Venite a vederci, performance”, muta tra l’altro, perché le parole erano difficili da dire. Quello che era interessante era usare la nostra energia, il nostro corpo, la nostra forza fisica. Ecco, e qui è iniziato, devo dire – c’ero solo io, ai tempi, e meno male perché loro erano molto più giovani – il percorso del Comteatro.”

La storia del Comteatro inizia con un sogno giovanile, un desiderio fresco di ribellione e di identità: pochi ragazzi, al centro di una piazza, che costruiscono un totem e poi lo distruggono. Claudio Orlandini, Michele Caserta, Claudio Migliavacca: ragazzi. Non ci sono ancora parole, ci sono corpi e gesti che segnano lo spazio, la strada, gridano al vento una voglia scomposta e confusa di teatro, di espressione. Per anni il Comteatro rimane uno spazio aperto, crocevia di giovani attori, di autori, di registi e delle loro storie: il com è un luogo dove si può provare, provare una scena, articolare un’idea e verificare immediatamente che peso ha per chi la vede, la ascolta. Passano dal Com Danio Manfredini, Gianlugi Gherzi, Cesare Ronconi, e tanti altri giovani che diventeranno punti di riferimento per la ricerca teatrale milanese e non solo. Le strade di Claudio, Michele e Claudio si separano: ognuno sceglie la propria strada, e l’unico a mantenere il Com come punto di riferimento, come casa, è Claudio Orlandini: fa l’attore, in giro per l’Italia, lavora a Genova al Teatro della Tosse ma sente ancora il ritorno a casa come chiave del lavoro teatrale, sente lo spazio denso di possibilità.

“Quindi il corpo come centralità: questo è stato il punto di riferimento per il mio lavoro e poi per tutta le cose che sono successe al Comteatro. Quindi, a un certo punto, è nato questo centro e abbiamo cominciato. Il comune di Corsico ha dato questo centro a dei giovani si è fidato di noi. Eravamo in uno scantinato, siamo ancora lì, in uno scantinato, adesso è più bellino, messo meglio, prima era disadorno e freddo. Era freddissimo, non c’erano riscaldamenti. E abbiamo cominciato a muoverci lì dentro, forse anche a scaldarci per il freddo – il freddo in tutti i sensi: di quel tempo, di quell’epoca – poi dopo il Comteatro ha cominciato ad essere un luogo dove si è fatta formazione, dove abbiamo incominciato il percorso di ricerca.”

E così, intorno agli anni 90, nasce con maggiore chiarezza il desiderio di stabilirsi e di consolidare lo spazio del Comteatro come luogo carico di senso: iniziano i primi spettacoli (“Pavese: Personale è del 1992), così come la scuola di teatro diventa un continuo crocevia di ricerca e di stimolo per indagare l’espressività umana con maggiore profondità. La stessa Rassegna Incontri – nata nel 1998 – risponde al desiderio di continuare a vedere teatro, per spostarsi da sé, per lasciare che altre cose entrino negli occhi e diano vita a nuove suggestioni, immagini, idee, grida, sogni.

Dal 1996, quando si costituisce l’Associazione Culturale: altri giovani, insieme a Claudio Orlandini, continuano a perpetuare la freschezza del sogno iniziale. Fernanda Calati, Maurizio Salvalalio, Gianluca Stetur, Alessandro Castellucci, Monica Barbato, Carlotta Calò, Ombretta Nai, Tiziana Colla, Piergiorgio Pardo, Manuela Valenti sono alcuni dei ragazzi che si formano alla scuola del Comteatro e in seguito diventano attori dei primi spettacoli. Gli spettacoli stessi iniziano a diventare produzioni, in grado cioè di varcare la soglia della messinscena didattica per essere proposte a un pubblico maturo, anche a quello milanese. Le prime avventure milanesi avvengono con “Lessico amoroso”, “Fantasmanapoli”, e poi in seguito “Quisciotte?”. Nascono le prime esperienze di spettacoli per ragazzi: “Alice nel paese dei quanti” e “Sottosopra” L’attualità vede il Comteatro affermarsi come compagnia di produzione con spettacoli per adulti e per ragazzi: escono dalla scuola gli allievi che per lungo tempo ricoprono le principali mansioni organizzative della struttura: Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Luca Chieregato, Umberto Banti, Chantal Masserey, Paola Casella, Laura Rostiti. Nascono progetti didattici che si sviluppano sul territorio – come “Corsico città bambina” – e altri progetti che coinvolgono scuole, centri di formazione, biblioteche. La struttura attuale consente al Comteatro di attivare percorsi formativi nella propria sede ma non solo; la compagnia di produzione ha in repertorio circa dieci spettacoli – per adulti e ragazzi – che partecipano a festival, entrano nelle stagioni di alcuni teatri italiani e sono in cartellone a Milano (Teatro Arsenale, Teatro Leonardo da Vinci). 

“Abbiamo chiaro che vogliamo parlare della bellezza del bambino. Il nostro percorso parla di questo: avvicinarci alla poesia attraverso l’espressività fisica e ci siamo accorti, attraverso la nostra esperienza, che noi bambini non lo eravamo più. Chiaro, eravamo cresciuti, ma non solo, sentivamo che ci stavano chiudendo, l’educazione, a un certo punto nell’adolescenza cominciano a dirci le cose da non fare, soprattutto le cose da non fare. Ci siamo accorti che non riuscivamo più a muoverci in uno spazio, perché dovevamo stare fermi dietro un banco; non ci hanno detto che c’era lo spazio del banco da agire, non ci hanno parlato dello spazio come relazione, ci hanno solo parlato dello spazio come regola, come costrizione. Noi abbiamo cominciato a sentire, attraverso il teatro, che c’è lo spazio della relazione: non “nello spazio” ma io sono “con lo spazio.”

La formazione dell’attore è la radice da cui ci muoviamo. Certo, detta così sembra facile e anche un po’ riduttiva; ma nella strada della formazione e della ricerca l’attore trova tutto, trova il respiro e le parole per dirlo, trova i piedi e dunque scopre i passi, trova anche il silenzio che delinea il tempo e lo spazio per l’ascolto. Ogni teatro ha la propria radice, e ognuno difende la propria non tanto come quella giusta, ma come necessaria alla propria storia: ecco, la nostra storia parla del corpo dell’attore, tutto accade in lui. Si potrebbe partire dalle parole, dalle immagini, dalle idee… noi partiamo dal respiro, il primo vagito dell’attore.

Il futuro è ancora da scrivere… L’unica cosa che possiamo dire, qui, è un messaggio in bottiglia: adotta un teatro! Il pensiero che ci muove, che articola il sogno nella sua massima espansione, è rivolto allo spazio: inizia a diventare piccolo, pieno di cose e di persone – quando una volta era uno scantinato freddo. Il desiderio futuro è concentrato sulla costruzione di un teatro vero e proprio – in carne e ossa – che consenta al Comteatro – sia come compagnia di produzione che come centro di formazione – di poter raccontare la propria storia a un numero di persone sempre maggiore: uno spazio capace di contenere nuovi sogni, ancora più grandi e colorati, un luogo che sappia essere di nuovo vuoto, e dunque pronto alle prossime avventure.

“Quindi abbiamo cominciato a formare gli attori, a fare teatro, a fare spettacoli, a vederne sempre, non andavamo molto a teatro. E poi invece abbiamo cominciato a capire che era importante non solo fare teatro ma anche vedere teatro, perché vedendo, sappiamo bene, s’impara. Abbiamo cominciato a vedere teatro e abbiamo detto: “qualcuno allora deve venire anche a vedere”. Ma la gente non veniva. Eravamo sempre pochi, pochissimi, ma io dicevo, non vi preoccupate, tenete, duro e abbiamo tenuto duro per anni. Erano sempre 5, 10, 20, 30 persone. A un certo punto, però, abbiam detto: bene, noi facciamo formazione, facciamo teatro. Com’è possibile far sì che la gente venga a vederci?”

Claudio Orlandini